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Ha la pelle dura questa squadra. Anche domenica a Solofra l’orgoglio dei bianconeri ha fatto la differrenza. Questa maledetta Battipagliese Santosuossiana. Era importante il risultato, è arrivato. Dopo il triplice fischio e l’urlo liberatorio di Fabiano per radio, un brivido: domenica, con quindici giorni di ritardo rispetto al previsto, ritorniamo a casa. Mettiamo che per vent’anni siamo andati via di casa, ci siamo sposati, abbiamo messo casa un po’ più in là con la famiglia. Adesso, però, abbiamo bisogno di ritornare da mammà, abbracciati a lei vogliamo immaginarci bambini per sognare di ritornare adulti. La nostra mamma, la mamma degli sportivi, dei tifosi della Battipagliese è solo e sempre stata il Sant’Anna. La testardaggine, la “capa tosta” dicono a Bergamo Alta, ha portato un gruppo di persone a concretizzare un sogno. Una mano qua, una mano là e il sogno è diventato presto realtà. Prestissimo. Che emozione ritornare a casa. Che brividi che vivremo domenica. Non vedo l’ora. Un brivido che unirà più generazioni: quella che se lo ricorda quando c’erano le tribune in legno, quella che su quel campo è arrivata per la prima volta nei professionisti e quella, la mia, che lo ha visto solamente come un semplice campo d’allenamento. Un abbraccio materno, l’abbraccio di una mamma, riunirà tutte queste persone domenica pomeriggio. E’ quella stessa mamma che dice grazie a chi ha permesso di ritornare da lei, a chi ha buttato il cemento, a chi lo ha steso con cura, a chi ha solamente mantenuto una scala o tolto un chiodo da terra con il sole o con la pioggia. A Marcello, un abbraccio. E poi quella cabina, la voce di Mario e di Renato, il saluto del sindaco, il boato del pubblico, i cori, le bandierine, la coreografia. Mamma aspettaci, stiamo tornando da te. Andrea Laganà
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